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Per il bene comune.

Dettaglio di una mia opera utilizzata come foto di copertina dell'articolo. Per chi vuole curiosare sono tutte su https://laciclistaignorante.it/estemporanee/

Quasi sette anni fa ho realizzato una mostra dal titolo #volevofarelingegnere.

Nella vita volevo veramente fare l’ingegnere, poi ho preso tutt’altra strada. Per chi non mi conosce, ho anche un lato artistico. L’amore per la grafica digitale 2d, ad un certo punto del mio cammino, si è concretizzato nella realizzazione di quadri digitali. Ho voluto provare ad esporli e ho dato vita alla mostra sopra citata.

Non poteva essere solo un’esposizione delle mie opere, per come sono fatta non avrebbe avuto senso, così decisi di trasformare il tutto in un progetto per riunire artisti semisconosciuti che volevano sfidarsi e farsi conoscere.

Non avevo il budget per fare alcunché: sono riuscita a realizzare un aperitivo nel novembre 2013 come anticipazione della mostra che si è svolta ad aprile 2014, alla quale doveva far seguito la realizzazione di un’associazione culturale. Tutto in fumo. Dopo l’inaugurazione è tutto morto lì.

Considerata l’assenza di budget, il risultato è stato più che ottimo. All’inaugurazione ha partecipato un sacco di gente e, nei giorni a seguire, nonostante i pochi visitatori, alcuni totalmente casuali, ero soddisfatta. Ho realizzato un’altra piccola esposizione un po’ di tempo dopo ma non era per me.

Sono cresciuta sentendomi dare dell’arrogante, ma in realtà non mi importa di essere riconosciuta come chissà chi: ciò che mi è sempre interessato è creare qualcosa per il bene comune.

Il mio bene da solo è importante fino ad un certo punto se il mondo che mi circonda cade a pezzi.

Ci credo così tanto che cerco di metterlo in pratica ogni giorno. Anche in ciclofficina non aggiusto solo biciclette, ma cerco di diffondere un’altra idea di mobilità e di viaggio, un altro modo di viversi la propria città e di condivisione degli spazi comuni.

Ovviamente devo anche io mangiare e pagare le bollette ma, allo stesso tempo, mi sforzo di creare l’ambiente che vorrei.

Sono fermamente convinta che bisogna agire in prima persona e non aspettare che siano altrə a fare.

Non ho figli, ma le mie azioni sono guidate da un’unica domanda: che mondo voglio lasciare alle generazioni future?

Una domanda difficile che ne genera molte altre, ritrovandomi a vivere momenti di forte solitudine, fino a chiedermi se ne vale la fatica.

Mi sono chiesta cosa fare, mi sono chiesta se vale il mio tempo, il tempo per scrivere, condividere ciò che studio, aiutare chi me lo chiede. Ho compreso da tempo che la mia visione è così particolare da non essere condivisa o etichettata da povera idealista, ma può essere sia il mio punto debole che il mio punto di forza, sta a me dargli la giusta luce.

Scrivere è catartico, chiarisce i pensieri, focalizza le idee. C’è una storia buddista che amo molto:

“Il Budda stava insegnando ad un gruppo di discepoli, quando un uomo gli si avvicinò e lo insultò. Di fronte a tutti, il Budda reagì con assoluta tranquillità, rimanendo fermo ed in silenzio. Quando l’uomo se ne andò, uno dei discepoli, indignato da questo comportamento, chiese al Budda perché avesse permesso a quello straniero di maltrattarlo in quel modo. Il Budda rispose serenamente: «Se io ti faccio un regalo e tu non lo accetti, di chi è il regalo?». Il discepolo, dopo aver tentennato per un istante, disse: «Se io non lo accettassi, il regalo continuerebbe ad essere vostro, maestro». Il Budda annuì e gli spiegò che, nonostante alcune persone decidano di perdere il loro tempo insultando, noi possiamo scegliere di accettare tali parole o meno, proprio come faremmo con un regalo qualsiasi.«Se lo prendi, lo accetti, altrimenti colui che insulta rimane con l’insulto tra le mani».

Questa è l’essenza di tutta la mia attività online e offline, ogni tanto serve ricordare a sé stessз il perché del proprio lavoro e delle proprie azioni.

L’immagine utilizzata per questo articolo è un mio quadro, se sei curiosə puoi fare un giro qui.

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